martedì 9 aprile 2013

E' adesso l'ora.



La notte con le sue tenebre
è stata dolce con me.
Mi ha cullato con l'eco
di una voce ritornata
a confondere il vero con il falso
in una illusione da sogno.
 
Ma ora che fa giorno
nel silenzio profondo
la luce svela
la  realtà di un tradimento.
 
E' adesso l'ora
della lama illuminata.
 
Che tagli la mia vita
che ormai non è .

 
La sagra della primavera Igor' Stravinsky from Agustina Beltrame

lunedì 8 aprile 2013

Mi avvicino a questo silenzio con purezza d'animo.





Le infinite

piccole cose. Per una volta respirare soltanto
nella luce delle infinite

piccole cose
che ci circondano. O niente
può fuggire

l'esca di questa tenebra, l'occhio
scoprirà che noi siamo
solo ciò che ci ha resi meno
di quel che siamo. Non dir niente. Dire :
le nostre stesse vite

dipendono da questo.

Paul Auster

domenica 7 aprile 2013

Mark Ravenhill : “Shopping and Fucking” ovvero un mondo che identifica il denaro con la civiltà


(pubblicato su Splinder lunedì, 03 maggio 2010)
 
“Shopping and Fucking” sono i due pilastri su cui si regge la società del nostro tempo corrente . Due valori fondamentali che la nostra generazione di adulti stà lasciando in eredità alla generazione dei propri figli.
Il padre che insegna al proprio figlio: ” Le prime parole della Bibbia sono:’I soldi. Prima. Di tutto.’ Dietro la bellezza, dietro Dio, dietro il paradiso, persino dietro il padre, ci sono i soldi.
E’ questo padre che ucciderà il proprio figlio. E’ la violenza scatenata del capitale, la violenza sfrenata del consumismo”.
 
 













Ferdinando Bruni , regista e attore che ha messo in scena a Milano al Teatro Elfo Puccini l’opera che ha scritto Mark Ravenhill negli anni ‘ 90 come analisi del disagio di quelle generazioni vittime del consumismo , ha sostenuto in una intervista rilasciata a Radio Popolare che “ questa analisi è tristemente attuale, nel senso che comunque il vuoto dei valori è rimasta tale e quale nei nostri giovani.

Soprattutto oggi , i valori che vengono tramandati dalle generazioni degli adulti sono gli stessi ; il successo attraverso il denaro , attraverso l’apparire, attraverso l’immagine , attraverso tutta una serie di cose che ovviamente sembrano a prima vista appaganti invece creano nei giovani il vuoto interno che alla fine si traduce in malessere devastante , in disagio e in dolore, magari non percepito lucidamente , ma sicuramente dolore e malessere e mancanza d’identità. E la conseguenza ultima è che un giovane paradossalmente riacquista quella identità solo se si sente posseduto in tutti i sensi , posseduto in senso satanico . Posseduto da altre persone che lo trattano da merce e gli riconoscono il suo valore di merce.”
Persone adulte portatrici di morte e sofferenza che approfittano di questo disagio e di questo malessere per sfruttare impietosamente quei giovani che troppo spesso rinunciano a capire. Giovani senza passato , senza padri e senza madri , stupidi e vulnerabili pronti ad essere posseduti dal primo orco di passaggio.
In quest’opera bellissima , che è una sorta di pugno nello stomaco per noi adulti , i giovani sono descritti nel loro smarrimento e nel loro sbandamento interiore che genera il consumismo. Consumismo di tutti i tipi ; quello di consumarsi a vicenda come persone, quello del consumare merce o essere se stessi merce.

Questi personaggi sono tutti vittime di una società che ha trasformato il sesso in un bene di consumo e che considera il denaro più importante della vita umana. Una società dove non c’è spazio per l’affettività , per i diritti e per la bellezza. Un mondo che identifica “il denaro con la civiltà” appunto.
“Shopping and Fucking “ sono due termini assolutamente ed esattamente intercambiabili fra di loro , ma il più scandaloso non è il secondo , è il primo.
Noi adulti abbiamo deciso che il destino dei nostri giovani sarà quello di essere schiavi al servizio di chi detiene il denaro.
Per il “ dio denaro” saranno disposti a fare qualsiasi nefandezza fino a negare la propria dignità di uomini.
Il processo di omologazione alla logica “produci-consuma-crepa” è in atto ormai da tempo con il nostro avvallo di adulti e quando si sarà concluso l’uomo avrà paura di essere libero.

Stiamo inducendo le nuove generazioni ad avere necessità di un dittatore. Un “adulto” , che li possegga, che si sostituisca al loro libero pensiero.

Stiamo preparando una generazione che dal punto di vista fisico sarà composta di uomini e donne tutti superdotati ma menomati nel pensiero. Una generazione in balia del denaro , anaffettiva , per la quale tutti i rapporti varranno la pena di essere vissuti solo se saranno governati dal denaro.

Uomini e donne che congiungeranno il proprio corpo con altri corpi solo attraverso la conquista e la sottomissione.
 
 

 
 
La cultura, il sublime , la bellezza invece saranno recintate in luoghi chiusi ed esclusivi . Accessibili solo ad una piccola Élite che avrà il possesso del tanto denaro necessario per potersi pagare l’ingresso.
Quella Élite per la quale la maggioranza dei nostri giovani dovrà lavorare nell’umiliazione , nell’ignoranza e nella disperazione del nulla interiore.
Ma l’aghiacciante è che la disperazione dei nostri giovani , a cui assistiamo ai giorni nostri , è solo transitoria.
 
Oggi alcuni di loro sentono ancora il dramma del vuoto interiore , ma un domani questo vuoto non sarà più percepito.
Forse quando si completerà questo processo non si sentirà neanche più bisogno della bellezza.
I giovani del futuro saranno senz’altro superdotati fisicamente.
I maschi avranno cazzi lunghi un metro e conseguentemente le femmine avranno vagine di dimensioni adeguate.
Avranno muscoli ben modellati , enormi e potenti . Corpi alti e belli senza alcun difetto , omologati e certificati secondo i canoni della bellezza stereotipata , ma saranno mentalmente schiavi.
Saranno talmente modificati geneticamente nella loro natura di uomini che , se ci sarà qualcuno che gli offrirà la libertà non sapranno cosa farsene.
Si faranno prendere dal panico , vorranno tornare schiavi in quanto altrimenti si sentiranno persi e smarriti al cospetto del pensiero libero e senza essere posseduti dal capopopolo di turno.
All'apice dell'evoluzione non ci sarà più disperazione in quanto la felicità si identificherà con la schiavitù e a quel punto il nostro assassinio di padri sarà compiuto.
Nel frattempo per soddisfare il nostro bisogno di sadismo godiamoci questa lunga agonia!
 
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Commenti riportati da Splinder :


#1 09 Maggio 2010 - 16:28


Leggo con dolore, perché certe verità fanno male...Mi domando se come genitore sto facendo quello che è giusto per mio figlio, e se come essere umano sto facendo del mio meglio per il mondo che mi circonda....
 

 by Riyueren

 

 

 

Senza speranza si spera ancora




DOPO L'AMORE


Sono santi gli ulivi e sante le viti
sante le reti quando gareggiano alla pari
con i "pisci di lu mari"

sante le pietre bianche
le mani delle madri
quando si fanno nido
sante le guance
santa la tua bocca
quando mastica la menta

santa è la sabbia che nasconde l'acqua
che lenta aspetta primavera
per far posto allo stupore
santo e il momento dopo l'amore

e la paura lascia sperare
a piene mani senza sudore
ma la paura lascia sognare
senza speranza si spera ancora

santo è il ricordo quando
quando non sa tornare
perchè qui non si muore soltanto una volta
una volta soltanto

santi i rovi di more
cresciuti ai lati delle strade
che tengono i frutti migliori dove nessuno può arrivare
nessuno può arrivare

santa è il riposo che toglie ogni male
e il bisogno di pane,
che toglie la fame
per far posto allo stupore
santo è il silenzio dopo il dolore

e la paura lascia sperare
a piene mani senza sudore
e la paura lascia sognare
senza speranza si spera ancora
si spera ancora

sulle labbra avrò parole nuove
e nei tuoi occhi la mia pace
e tutto il mare del mondo da bere
 
 
 

sabato 6 aprile 2013

In armonia

 
 
Quale canto s'è levato stanotte
che intesse
di cristallina eco del cuore
le stelle

Quale festa sorgiva
di cuore a nozze

Sono stato
uno stagno di buio

Ora mordo
come un bambino la mammella
lo spazio

Ora sono ubriaco
d'universo
 
Giuseppe Ungaretti
 


giovedì 4 aprile 2013

Il primo pensiero è un buongiorno per una nube bianca dolcissima impigliata fra i rami antichi, in un notturno.



Notturno

La collina è notturna, nel cielo chiaro.
Vi s'inquadra il tuo capo, che muove appena
e accompagna quel cielo. Sei come una nube
intravista fra i rami. Ti ride negli occhi
la stranezza di un cielo che non è il tuo.
 
La collina di terra e foglie chiude
con la massa nera il tuo vivo guardare,
la tua bocca ha la piega di un dolce incavo
tra le coste lontane. Sembri giocare
alla grande collina e al chiarore del cielo:
per piacermi ripeti lo sfondo antico
e lo rendi più puro.
 
Ma vivi altrove.
Il tuo tenero sangue si è fatto altrove.
Le parole che dici non hanno riscontro
con la scabra tristezza di questo cielo.
Tu non sei che una nube dolcissima , bianca
impigliata una notte fra i rami antichi.
 
Cesare Pavese
 

mercoledì 3 aprile 2013

Andrej Tarkovskij e la musica.




ARTSAVA - Inside the Mirror (Andrei Tarkovsky - Zerkalo) from K7vn on Vimeo.




Prima parlavate del senso della nostra vita ,
del disinteresse dell'arte.
Ecco per esempio
la musica.
La musica è legata ben poco alla realtà.
O meglio
anche se è legata
lo è senza ideologia,
meccanicamente.
Come un suono vuoto
senza associazioni.
E tuttavia la musica
per un qualche miracolo,
penetra l'animo umano.
Cosa risuona in noi 
in risposta al rumore
elevato ad armonia?
E come si trasforma per noi
nella fonte di un immenso piacere?
e unisce
e commuove.
A cosa serve questo?
E soprattutto
a chi?
Risponderete,
"A nessuno 
e a nulla".
Così ,
disinteressatamente.
Ma no.
E' improbabile,
perché
perché tutto in fin dei conti
ha un senso ...
un senso
e una ragione.
 
 

martedì 2 aprile 2013

Un' idea senza dignità.

 
Sono giorni in cui non posso fare pause devo muovermi .
Ho necessità di un “fare” continuo . Fermarmi potrebbe essere pericoloso.
Nonostante tutta questa frenesia per anestetizzare il pensiero, quando meno me l’aspetto, mi ritrovo immerso nel mare di un passato che spinge in superficie un sentimento in lotta contro l’oblio di un tempo zavorra. Un tempo che scorre velocemente , come la catena di un’ancora gettata in mare , e lo porta con sé verso il buio degli abissi oscuri dell’indifferenza.
 
Sotto la superficie tranquilla di un mare d’ acqua morta e torbida come quella di un lago, lo guardo questo sentimento  in agonia con sufficiente distacco, senza pena e senza dolore ormai.
Lo vedo agitarsi ancora nei suoi ultimi sussulti nel tentativo disperato per riprendersi un respiro.
Ma tutto è vano non ha scampo , deve essere domato e la resa non è lontana.
Ormai  è  solo un naufrago stremato , quasi senza vita,  non può avere pretese.

Potrà riaffiorare  in superficie e riprendersi  la luce e la pace solo quando sarà completamente esamine.
Solo allora potrà restituire il senso di un’idea d’amore. Un tentativo di vana bellezza mai realizzata.
Un’idea , chissà forse solo immaginata , senza dignità per la quale non c’è stata neanche la pena e la cura di una degna sepoltura. Neanche il fiato per due parole di commiato. Come se non fosse mai esistita.
Un tempo disperso per un’idea inutile. Niente più.

Solo allora ci si potrà voltare di nuovo a guardare il mare … un’ultima volta. E forse si sentirà il freddo di un vuoto.
Forse rimarrà questo , quando si sarà ripresa la consapevolezza.
Ma sarà solo sensazione evanescente ...al di là del tempo.

 

 




 
 
Rimase dov'era.
... Lontano , un mero puntino sull’acqua illuminata dal sole, dove le onde si raccoglievano e cominciavano a formarsi , lo vide remare di nuovo con le braccia , poi alzarsi miracolosamente , muovendosi più veloce ora , e lo spettacolo si ripeté: la posizione in equilibrio , il quieto danzare sulla superficie dell’acqua , la repentina acquaforte del suo corpo contro il cielo nel momento esatto , sull’orlo dell’onda, in cui era sul punto di scivolare nella sua cavità e ricadere.
 
Anche quella era un’immagine che avrebbe serbato nella mente.
 
Jim, disse a se stessa, Jim, Jim , e si strinse un momento fra le braccia, alzando il viso verso la lieve brezza giunta con il pomeriggio , sentendone il freddo là dove scendevano le lacrime.
…avvicinandosi a lei, le apparve sfocato nell’istante prima della caduta.

David Malouf

 


Andrej Tarkovskij : l'arte e il senso della vita.

Sa una cosa?... non desidero discutere con lei.
Dalla discussione nasce la verità.
Che sia stramaledetta!

>

Che si avverino i loro desideri.
Che possano crederci.
E che possano ridere delle loro passioni.
Infatti ciò che chiamiamo passioni in realtà non è energia spirituale ,
è solo attrito tra l'animo e il mondo esterno.
E soprattutto , che possano credere in se stessi
e che diventino indifesi come bambini.
Perchè la debolezza è potenza e la forza è niente.
Quando l'uomo nasce è debole e duttile.
Quando muore è forte e rigido.
Così come l'albero,
mentre cresce è tenero e flessibile ,
e quando è duro e secco ,
muore.
Rigidità e forza
sono compagni della morte.
Debolezza e flessibilità
esprimono la freschezza dell'esistenza.
Ciò che si è irrigidito
non vincerà.

 

lunedì 1 aprile 2013

Fare il mattino...e saprò sorridere.



E' notte ,
al solito.
Provi la gioia
che adesso andrai a letto,
sparirai
e in un attimo sarà domani
e ricomincerà
l'inaudita scoperta,
l'apertura delle cose.

E' bello andare a dormire ,
perchè ci si sveglierà.
E' il mezzo più rapido
di fare il mattino.

Cesare Pavese.

Liberarsi.





...si combatte sempre contro una parte di sè,
quella che si è superata...
Inversamente , ciò contro cui si combatte è sempre una parte di sè,
un antico se stesso.
Si combatte soprattutto per non essere qualcosa,
per liberarsi.

Chi non ha grandi ripugnanze,
non combatte.

Cesare Pavese

La realtà e il vero assoluto , la diversità e la nostra natura...il 27 Marzo , io e un'amica a passeggio con Cesare Pavese.

Ci siamo concessi una giornata di estraneamento dalla quotidianità lontani dai silenzi vuoti. Abbiamo camminato in libertà nella bellezza della natura in compagnia del Poeta . Avevamo fame di parole piene , di parole pesanti.
Argomentare con punti di vista diversi , nel pieno di voci distinte dal silenzio o dal rumore , è stato rigenerante.

E poi ci si è trovati a discutere sul dolore e sull' incomprensione provocata da quella che spesso percepisci come una mistificazione della realtà da parte proprio delle persone con cui hai sentito forti sintonie e con cui hai condiviso tratti importanti della tua vita .
Una elaborazione di un vissuto che porta a sentirti estraneo da una realtà descritta e ricostruita in cui non ti riconosci e che non accetti per vera perché tu sei convinto che quella stessa realtà l’hai vissuta in modo diverso .  A questo proposito Cesare ci ha sottoposto un suo scritto su cui ci siamo ritrovati a discutere e pensare.

"Io , e credo molti , ricerchiamo non ciò che è vero in assoluto, ma ciò che noi siamo. In questi pensieri tu tendi con sorniona noncuranza a lasciare affiorare il tuo essere vero , i tuoi gusti fondamentali , le tue realtà mitiche. Una realtà che non abbia legame radicale nella tua essenza , nel tuo subconscio ecc., non sai che fartene.
In fondo , di Dio ti spiace proprio la sua massima qualità- che è staccato , diverso da te,lo stesso per tutti, eppure una cosa suprema.
Ma perchè accetti te - quel qualunque te che ti succede d'essere? In certo senso non è altrettanto oggetto il tuo io quanto l'io divino? Non credo sia per ambizione. Forse per pigriza? O convinzione che non serve a nessuno poggiarti su altro - coltivare qualità che non hai , trattare storie che non senti ecc.? Forse il difetto nasce appunto dalla tua educazione poetica , che ti ha avvezzato a credere soltanto alla tua vera natura."


Alla fine abbiamo concordato che quella che chiamiamo “realtà del vero” non è assoluta , essa è plurale e non solo nell’istante breve in cui la si vive ma anche nel tempo lungo quando la si ricorda… non è unica.
Questa dinamica è in ognuno di noi perché intrinseca nella nostra natura di persone pensanti e sensibili . E questo , se c’è apertura verso l’altro e se non c’è pregiudizio per ciò che è diverso dal nostro sentire , può essere anche stimolante e arricchente. Può aiutare l'altro e noi stessi a superare una visione ristretta della realtà filtrata dal proprio passato e favorire un processo di cambiamento e di evoluzione reciproco.


Quando invece , per “amor proprio” , questa dinamica viene utilizzata per piegare la realtà a una propria verità a qualsiasi costo , ritenendola l’unica possibile , negando quindi ostinatamente il confronto con l’altro sul piano del sensibile per evitare il rischio che quella verità possa essere incrinata , allora questa dinamica è disperante perché impedisce qualsiasi relazione comunicativa e se viene utilizzata sistematicamente induce alla frustrazione e alla sofferenza sia in chi la subisce e sia in chi l’utilizza perché “la realtà del vero” si allontana sempre più fino a smarrirla.