giovedì 14 luglio 2011

Francesco Grillo: concerto piano solo en plein air

Un notturno in villa , a contatto con la natura della alta Brianza , in compagnia di un piano e dell' assenza-presenza di una donna lontana. Il bosco e i prati verdi illuminati dalla luce calda di una luna piena e lo scorrere di una musica en plein air . Colori e atmosfere al crepuscolo. Oscurità sfumate e bagliori lontani sulla collina evocano emozioni nel paesaggio interiore che portano alla nostra essenza.



La cosa più banale , scoperta in noi diventa interessantissima .
Nasce da ciò , che non è più un' astratta cosa banale , ma un inaudito miscuglio di realtà e di nostra essenza.


...Cesare Pavese , compagno di ogni mio ovunque








I

Commenti riportati da Splinder :

#1 16 Luglio 2011 - 06:37

Il luogo è bellissimo.
La musica e le parole....una distaccata armonia.
Un saluto.

shewant

#2 18 Luglio 2011 - 19:44
che meravaglia

raffapiccinni

#3 07 Agosto 2011 - 12:08
Il nostro amore per la musica e per Pavese è un infinito, amore mio.
Quanta musica e quanta bellezza; quanda gioia nella musica di un piano, quanta dolcezza quando mi guardi tra le emozioni del Sax Di Ravi Coltrane.
Era come un vento che passa tra le foglie del castagno, tra i frutti acerbi ancora da maturare.
Quante volte io e te ad assaporare in silenzio la magia del nostro amore.
Tu sei la vita e le cose.
In te desti respiravamo
sotto il cielo che ancora è in noi.
Non pena non febbre allora,
non quest’ombra greve del giorno
affollato e diverso. O luce,
chiarezza lontana, respiro
affannoso, rivolgi gli occhi
immobili e chiari su noi.
È buio il mattino che passa
senza la luce dei tuoi occhi


ti amo da sempre Gianni!
Il mio amore è immenso come le nuvole che stai attraversando nelle tue corse in bici. Come questi fiori di Scandinavia che vorrei donarti.



Trieste, dom
enica 7 agosto 2011 ore 10.15

RaffaelaR
#4 07 Agosto 2011 - 12:24
Come hai detto nella mail di stamattina, abbiamo moltissime cose in comune: l'amore per la musica, per la poesia, per le corse in bici, per la quiete e per l'ordine interiore. Il tuo blog è bellissimo, verrò spesso a trovarti.
b.domenica a te Leonardo.
Posso inviarti una richiesta di amicizia?
A.Carol

AndreaCarol







#5 07 Agosto 2011 - 13:46

@Raffaela ...era questo che hai perso per strada ! La solita testa nelle nuvole. :-)
Grazie


 
 
@ AndreaCarol ...certo che puoi e mi farebbe piacere esserti amico .

Pavese scriveva " Amore e poesia sono misteriosamente legati, perchè entrambi sono desiderio di esprimersi, di dire , di comunicare.
Non importa con chi. Un desiderio orgiastico, che non ha surrogati,
Il vino dà un fittizio stato di questo tipo , e difatti l'ubriaco parla, parla, parla."
iperipo3

mercoledì 13 luglio 2011

La diversità è una colpa spaventosa ..."Il Potere ha deciso che noi siamo tutti uguali"


Non riesco a condividere l' affermazione di chi semplicisticamente sostiene che "tutti gli uomini sono uguali" quando generalmente fa riferimento ai loro comportamenti e soprattuto quando si parla dei loro difetti o presunti tali.
Io che son ben cosciente della mia difettosità rivendico la mia unicità in quanto i difetti che porto con me sono miei e solo miei.
Rivendico la mia diversità di uomo che pensa e che sente in modo difforme da chiunque altro uomo. Spesso mi piace confrontarmi ed affiancarmi ad altre sensibilità a me simili , ma mi ribello di fronte all'uniformità.
I miei tanti difetti mixati con i pochi pregi (anche quelli miei e solo miei ) incollati insieme tra loro dalla mia sensibilità distorta , caratterizzano un io vivente , unico e irripetibile , sia nel bene che nel male.

Le medie mediate non le concepisco quando vengono riferite ad esseri viventi e pensanti.
L'uomo non è un numero!
Chi lo considera tale , o fa in modo che lo diventi, ripropone un concetto borghese , grezzo e rozzo ma perdente , che porta all'illusione vana di considerare ogni uomo intercambiabile e riconducibile sempre all'interno di una griglia di schemi e di comportamenti noti e prestabiliti , per cui è possibile facilmente manipolarlo e piegarlo alla logica del potere dominante.

Nell'uniformità soffocante che ci attornia ovunque la diversità è una forma di resistenza. La voglio su di me questa colpa spaventosa... e alzo di più le mie bandiere.






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Oggi anche nelle città dell'Occidente - ma io voglio parlare soprattutto dell' Italia - camminando per le strade si è colpiti dall' uniformità della folla : anche qui non si nota più alcuna differenza sostanziale , tra i passanti (soprattutto giovani) nel modo di vestire , nel modo di camminare , nel modo di essere seri , nel modo di sorridere , nel modo di gestire , insomma nel modo di comportarsi. E si può dunque dire (...) che il sistema di segni del linguaggio fisico-mimico, non ha più varianti , che esso è perfettamente identico in tutti. (...) in Occidente esso è un fenomeno negativo da gettare in uno stato d'animo che rasenta il definitivo disgusto e la disperazione.

La proposizione prima di tale linguaggio fisico-mimico è infatti la seguente:" Il Potere ha deciso che noi siamo tutti uguali."


 
 
 
L'ansia del consumo è un'ansia di obbedienza a un ordine non pronunciato. Ognuno in Italia sente l'ansia , degradante, di essere uguale agli altri nel consumare , nell'essere felice , nell'essere libero: perché questo è l'ordine che egli ha inconsciamente ricevuto , e a cui "deve" obbedire a patto di sentirsi diverso. Mai la diversità è stata una colpa così spaventosa come in questo periodo di tolleranza. L'uguaglianza non è stata infatti conquistata , ma è una "falsa " uguaglianza ricevuta in regalo.



Non è la felicità che conta? Non è per la felicità che si fa la rivoluzione? La condizione contadina o sottoproletaria sapeva esprimere , nelle persone che la vivevano , una certa felicità "reale". Oggi , questa felicità -con lo Sviluppo -è andata perduta.Ciò significa che lo Sviluppo non è in nessun modo rivoluzionario , neanche quando è riformista. Esso non dà che angoscia.

brani tratti da "Scritti corsarii" di Pier Paolo Pasolini.


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#1 13 Luglio 2011 - 02:07

Credo che manchi nelle giovani generazioni la trasmissione dei contenuti culturali, si perdono le radici. Una società "omologata" è composta di uomini soli che non sono in grado di offrire una giusta resistenza a quello che è la vera omologazione: rimando a Radcliffe-Brown : "Come sociologo, la realtà alla quale applicò la parola cultura è il processo della tradizione culturale, cioè il processo mediante il quale in un dato gruppo sociale il linguaggio, le credenze, le idee, i gusti estetici, le conoscenze, le capacità, i vari tipi di usi passano (ed adopero questo verbo perché tradizione significa passare, trasmettere) da una persona all'altra e da una generazione all'altra".

Una pagina molto importante la tua...Ciao, a domani ...la solita ignota...

utente anonimo

sabato 9 luglio 2011

Jorge Pardo: jazz e flamengo nell'aria notturna milanese dopo un temporale che ci ha ridato il respiro


Questa notte in Villa Reale , ho inseguito le progressive accelerazioni del flauto magico di Jorge Pardo e il ritmo vertiginoso delle percussioni ...e mi sono perso in un cielo stellato su una Milano semideserta con l'aria stranamente pulita , ritrovandomi riconciliato e pervaso da un sentimento di profonda dolcezza per questa mia città ferita ...ma che ha trovato la forza di liberarsi finalmente.

venerdì 1 luglio 2011

Fly trio: la musica di Larry Granadier e la campagna lombarda pasoliniana


Serata magica oggi in Villa Valera immersa nella luce radente del sole al tramonto.
Le ombre allungate degli alberi intese come presenze .
Il volo rasoterra e imprevedibile delle rondini, i profumi ammalianti delle siepi al bordo dei sentieri e le forti emozioni che salivano dal mio profondo , nel silenzio della campagna.
La musica mi ha condotto nei luoghi di Teorema e ho sentito vibrare leggera la presenza dell'anima di Pasolini in tutto ciò che mi stava attorno.

E' la prima volta ...che si accorge di quegli alberi, toccati da una luce che è fuori dalle tradizioni della sua esperienza. Essi sembrano infatti animati, come degli esseri coscienti: coscienti , e , almeno in quella pace , in quel silenzio, fraterni.
Passivi alla luce che li tocca come un miracolo naturale , l'alloro , l'ulivo , la piccola quercia , e più in là , le betulle , sembrano accontentarsi di uno sguardo , per ripagare quell'attenzione con un amore infinito e infinitamente preesistente: e lo dicono , letteralmente lo dicono, attraverso la loro semplice presenza , dorata e vivificata dalla luce , che si esprime senza parole , ma solamente con se stessa.
Presenza che non ha significato , e che pure è una rivelazione.
da "Teorema" di Pier Paolo Pasolini

I

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#1 01 Luglio 2011 - 13:10
fly in Paris :-)
utente anonimo

#2 01 Luglio 2011 - 21:24

La vita si svela chiara nel suo significato
Le foglie chiacchierano tra loro
tra fronde di cipressi inumiditi
nel respiro di un’aria sottile
dell’ultimo giorno di giugno

la campagna si adagia
come manto di verde sospiro
sulla tua fronte rilassata dai suoni

La vita si abbandona lieve nella sua leggerezza.
Le note inebrianti lievitano fondendosi col tuo essenziale
La presenza diviene solida su una sedia vuota
e si va a sfiorare il soffio con tocco delicato
mentre ardono gli aliti e il respiro ascolta

La natura sente il bisogno dei rossi
in un cielo che brilla nero
mentre sfugge la parola che si vorrebbe dire


La vita si rivela nella sublimazione magica
di una campagna bella e taciturna
tra filari di pioppi e campi ordinati
la tenerezza di un ramoscello
racconta un canto notturno come fosse preghiera.

Raffaela Ruju 1 luglio 2011

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RaffaelaR