mercoledì 13 luglio 2011

La diversità è una colpa spaventosa ..."Il Potere ha deciso che noi siamo tutti uguali"


Non riesco a condividere l' affermazione di chi semplicisticamente sostiene che "tutti gli uomini sono uguali" quando generalmente fa riferimento ai loro comportamenti e soprattuto quando si parla dei loro difetti o presunti tali.
Io che son ben cosciente della mia difettosità rivendico la mia unicità in quanto i difetti che porto con me sono miei e solo miei.
Rivendico la mia diversità di uomo che pensa e che sente in modo difforme da chiunque altro uomo. Spesso mi piace confrontarmi ed affiancarmi ad altre sensibilità a me simili , ma mi ribello di fronte all'uniformità.
I miei tanti difetti mixati con i pochi pregi (anche quelli miei e solo miei ) incollati insieme tra loro dalla mia sensibilità distorta , caratterizzano un io vivente , unico e irripetibile , sia nel bene che nel male.

Le medie mediate non le concepisco quando vengono riferite ad esseri viventi e pensanti.
L'uomo non è un numero!
Chi lo considera tale , o fa in modo che lo diventi, ripropone un concetto borghese , grezzo e rozzo ma perdente , che porta all'illusione vana di considerare ogni uomo intercambiabile e riconducibile sempre all'interno di una griglia di schemi e di comportamenti noti e prestabiliti , per cui è possibile facilmente manipolarlo e piegarlo alla logica del potere dominante.

Nell'uniformità soffocante che ci attornia ovunque la diversità è una forma di resistenza. La voglio su di me questa colpa spaventosa... e alzo di più le mie bandiere.






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Oggi anche nelle città dell'Occidente - ma io voglio parlare soprattutto dell' Italia - camminando per le strade si è colpiti dall' uniformità della folla : anche qui non si nota più alcuna differenza sostanziale , tra i passanti (soprattutto giovani) nel modo di vestire , nel modo di camminare , nel modo di essere seri , nel modo di sorridere , nel modo di gestire , insomma nel modo di comportarsi. E si può dunque dire (...) che il sistema di segni del linguaggio fisico-mimico, non ha più varianti , che esso è perfettamente identico in tutti. (...) in Occidente esso è un fenomeno negativo da gettare in uno stato d'animo che rasenta il definitivo disgusto e la disperazione.

La proposizione prima di tale linguaggio fisico-mimico è infatti la seguente:" Il Potere ha deciso che noi siamo tutti uguali."


 
 
 
L'ansia del consumo è un'ansia di obbedienza a un ordine non pronunciato. Ognuno in Italia sente l'ansia , degradante, di essere uguale agli altri nel consumare , nell'essere felice , nell'essere libero: perché questo è l'ordine che egli ha inconsciamente ricevuto , e a cui "deve" obbedire a patto di sentirsi diverso. Mai la diversità è stata una colpa così spaventosa come in questo periodo di tolleranza. L'uguaglianza non è stata infatti conquistata , ma è una "falsa " uguaglianza ricevuta in regalo.



Non è la felicità che conta? Non è per la felicità che si fa la rivoluzione? La condizione contadina o sottoproletaria sapeva esprimere , nelle persone che la vivevano , una certa felicità "reale". Oggi , questa felicità -con lo Sviluppo -è andata perduta.Ciò significa che lo Sviluppo non è in nessun modo rivoluzionario , neanche quando è riformista. Esso non dà che angoscia.

brani tratti da "Scritti corsarii" di Pier Paolo Pasolini.


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Commenti riportati da Splinder :

#1 13 Luglio 2011 - 02:07

Credo che manchi nelle giovani generazioni la trasmissione dei contenuti culturali, si perdono le radici. Una società "omologata" è composta di uomini soli che non sono in grado di offrire una giusta resistenza a quello che è la vera omologazione: rimando a Radcliffe-Brown : "Come sociologo, la realtà alla quale applicò la parola cultura è il processo della tradizione culturale, cioè il processo mediante il quale in un dato gruppo sociale il linguaggio, le credenze, le idee, i gusti estetici, le conoscenze, le capacità, i vari tipi di usi passano (ed adopero questo verbo perché tradizione significa passare, trasmettere) da una persona all'altra e da una generazione all'altra".

Una pagina molto importante la tua...Ciao, a domani ...la solita ignota...

utente anonimo

1 commento:

  1. credo che la maggior parte delle persone che hanno letto pasolini non abbiano capito nulla del messaggio che voleva dare pasolini. l'italiano è un povero imbecille, viscerale e viscido. Basta una caramellina per metterlo a tacere. basta un papa rivoluzionario scelto dalla chiesa "stessa" "anti-rivoluzionaria",a soffocare 300 anni di inciuci e di brogli di tutte le forme e misure. La maggior parte degli intellettuali che ci sono stati in questo paese, avrebbero meritato un altra nazione. Del resto è come dare Perle ai porci. Buona la caramellina ?.

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