sabato 25 ottobre 2014

Dovrebbe continuare per sempre.






Dalla foresta sbucammo in una vasta pianura.
Lì il cielo era cupo e violaceo, ma la pianura era d'oro pallido.
La bellezza di questa distesa scintillante, di molti gradi più chiara del cielo,
rese me (e credo anche lei) perfettamente felice.





 
Giacciono abbandonati, fianco a fianco.
L'aria che entra dalla finestra aperta rinfresca i loro corpi
e li rende coscienti di quanto siano madidi,
di quanto sia bagnato il loro ventre.
 
Dovrebbe continuare per sempre, dice lei.
Non è un lamento.
Gli afferra due dita di una mano.
Sa che il passo del tempo sta tornando normale.
Aveva varcato una soglia oltre la quale lo spazio, la distanza, il tempo non avevano alcun senso.
La soglia era calda, umida e tremante:
animata a un grado per il quale l'inanimato non ha un equivalente qualitativo,
se non nelle montagne giurassiche.
Animata al punto che la sostanza sembrava trasformarsi in puro suono.
 
Dovrebbe continuare per sempre.
 
Giacciono supini.
Lui ha la sensazione di estendersi in senso orizzontale.
Percepisce la piattezza del letto, del pavimento, del terreno sotto la casa.
Tutto  ciò che è in posizione eretta gli appare incongruo e incompleto.
Sta per mettersi a ridere.

 


 
 
 
 
 
 
POESIA PER LUI
 
éblouir abbagliare
come seta
il corpo di lei non ha confini
al centro una bocca di terra
 
liquida gola
(o usignoli di un verso ottocentesco)
varco di creatura indifesa
cul de sac
 
essere giunti là
abbagliare la terra
éblouir
 
John Berger
 
 
 
 
Come il lamento di un bosco,
come il trillo non udito di un usignolo,
si spande l'armonia
ed empie l'aria
e per l'aria ti va nelle orecchie
e nelle cervella e nel cuore.
Vibra vibra l'aria
commossa dal trillo dell'usignolo!
Poi possente completa
la melodia ti domina
e tu la domini
e tutti
gli atomi vibrano di una gioia divina.
 
Poi quando saturo
di musica lo spirito riposa
come la terra che raccoglie un seme
germoglia e sboccia in mille
immense costruzioni d'armonia.
 
Frattanto il trillo non era finito.
 
Cesare Pavese
(7 aprile 1928)
 
 
 
 
 
 


 

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